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24 dicembre 2012

Politicamente ed umanamente

Ieri sera, avuta la notizia che Pietro Ichino ha deciso di candidarsi nella lista Monti e quindi abbandonare il Partito Democratico, gli ho scritto di getto questa lettera:


Caro professore, questa volta ritengo che lei stia facendo un grave errore politico ed anche un danno alla causa cui sta lavorando di una seria riforma del lavoro. Capisco che non sia facile sopportare il trattamento che ultimamente le ha fatto il PD e capisco che possa sperare (io dico illudersi) che un governo centrista ispirato all'agenda Monti sia in grado di fare quella riforma. Ma la verità è che il suo gesto contribuirà a mettere all'angolo i riformisti del PD, a schiacciarlo ancor più sulle posizioni della FIOM, con la conseguenza che una vittoria del PD sarà una sua sconfitta. Mentre un (improbabile) vittoria dei centristi non sarà una sua vittoria perché Casini, Montezemolo e compagni, rappresentando anche e sopratutto il padronato italiano, si guarderanno bene dal fare tutta la riforma che lei ha ideato perché, come lei ben sa, le sue sono proposte assai di sinistra, per la responsabilità che danno alle imprese e i costi finanziari necessari per lo Stato. Infine, la prego di leggere cosa molto giustamente scrive Ivan Scalfarotto sul suo blog, e, se possibile, di ripensare a una scelta troppo precipitosa.
Oggi scopro che Ichino in realtà ha lavorato direttamente alla stesura dell'Agenda Monti, che del resto a una prima lettura ha notevoli assonanze (ma non le essenziali, ahimè) con il programma di Renzi cui pure Ichino aveva lavorato.

Umanamente, capisco il Prof. Ichino. Lo capisco perché durante la campagna delle primarie per il candidato alla presidenza del consiglio del centrosinistra, Ichino forse più dello stesso Renzi è stato sistematicamente e violentemente insultato, trattato come traditore e come uomo di destra. Con una violenza verbale che chi frequenta i social network non fa fatica a riconoscere come diretta filiazione di certi comportamenti orrendi del vecchio comunismo frazionista. Quello che portava ogni gruppuscolo a decidere qual'era l'unica linea consentita e ad espellere da se chiunque osasse differenziarsi anche pochissimo. E del resto anche in queste ore pre-natalizie ho già visto in giro numerosi commenti molto soddisfatti dell'uscita di Ichino, e ancora una volta piuttosto volgari nei suoi riguardi. La sindrome del "pochi ma buoni" che ormai caratterizza una vasta parte dei militanti del PD ha reso davvero difficile la permanenza nel PD di una persona libera come Ichino.

Politicamente, tuttavia, continuo a credere che Pietro Ichino - e tutti quelli che lo seguiranno - stia facendo un grosso errore. Come ha scritto benissimo Ivan Scalfarotto. Anche perché oggettivamente la sua iniziativa mette in grande difficoltà tutti noi che abbiamo sostenuto Renzi e che vorremmo continuare ad avere uno spazio possibile nel Partito Democratico. Perché riteniamo che solo da sinistra - una sinistra moderna e riformatrice, non l'insopportabile demagogica mappazza che ogni tanto emerge - sia possibile salvare l'Europa. 

*******

Mi fermo qui che è Natale. La prossima puntata, che sarà un'analisi attenta dell'Agenda Monti, spiegherà perché quell'Agenda, pur avendo moltissimi aspetti molto positivi (e anche piuttosto sorprendentemente "di sinistra", mi sia consentito dire) manca dell'essenziale, sull'Europa, sui diritti, sulla crescita. Un essenziale che in buona parte c'era nel programma di Renzi. E che può essere realizzato solo se a guidare il governo c'è la sinistra e non uno strano centro che imbarca personaggi ambigui come Frattini o Cazzola, per non dir dell'inossidabile Casini.

a presto....


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30 settembre 2012

Alla fine, anche i migliori sbagliano

Oggi Scalfari mi ha fatto davvero arrabbiare. Tanto che ho scritto di getto questa lettera alla Repubblica (e vediamo se me la pubblicano, seeee...):

Avendo avuto sempre grande stima di Eugenio Scalfari tanto come giornalista quanto come pensatore, e avendolo sempre ritenuto persona seria e professionalmente onesta, mi rincresce davvero dover constatare che questa volta, probabilmente accecato dal pregiudizio - che è il contrario del buon giornalismo - si lascia andare a una tirata di accuse contro Matteo Renzi basate in parte sul nulla e, in parte, sul semplice falso.
Il nulla: la solita accusa di berlusconismo, il solito richiamo a Giorgio Gori. Una cosa che equivale alle vecchie accuse di inciucio a D'Alema. Se son vere le accuse a Renzi, son vere anche quelle a D'Alema. Eppure, nessuno mette in dubbio che D'Alema sia parte della sinistra e del PD.
I falsi: 
1) il programma che enuncia i temi senza svolgerli. E' sufficiente, mi sembra, andare sul sito della campagna di Renzi per avere la dimostrazione del contrario. 
2) Renzi sarebbe di centrodestra. Mi permetto di citare un piccolo riassunto trovato in rete:
  • Ripensare la legge Fini-Giovanardi sui tossicodipendenti, introducendo forme dedepenalizzazione.
  • Chi nasce e cresce in Italia e` italiano.
  • La detenzione in carcere dev’essere limitata ai reati piu` gravi. Saranno incrementate le pene pecuniarie, le sanzioni interdittive, la detenzione domiciliare e gli strumenti risarcitori, riparatori e conciliativi come istituti estintivi.
  • Bisogna invertire la tendenza a ridurre l’investimento pubblico in cultura. L’obiettivo tendenziale di medio periodo dovrebbe essere quello di arrivare all’1% del PIL.
  • Creazione di un istituto che riconosca giuridicamente il legame d’amore ed il progetto di vita delle coppie dello stesso sesso garantendo da questo impegno pubblico diritti e doveri assimilabili a quelli discendenti da matrimonio: di cittadinanza, di assistenza, di successione e di equiparazione a livello fiscale e pensionistico.
  • Sperimentazione, in tutte le imprese disponibili, per i nuovi insediamenti e/o le nuove assunzioni, di un regime ispirato al modello scandinavo: tutti assunti a tempo indeterminato (tranne i casi classici di contratto a termine), a tutti una protezione forte dei diritti fondamentali e in particolare contro le discriminazioni, nessuno inamovibile; a chi perde il posto per motivi economici od organizzativi un robusto sostegno del reddito e servizi di outplacement per la ricollocazione
  • Dare al 40% dei bambini sotto i tre anni un posto in un asilo pubblico entro il 2018.
Questo sarebbe un programma di destra?
3) Renzi che dice che destra e sinistra non esistono. Mi spiace, ma  non l'ha mai detto, e nei suoi comizi parla sempre della nostra parte, la sinistra. Che poi speri di allargare il campo e far votare per noi anche i delusi del centrodestra, mi sembra perfino banale.

La cosa davvero bizzarra è che l'innovazione possibile rappresentata da Renzi, nel deserto di una politica vecchia e bollita, è l'unica garanzia che potrebbe assicurarci la vittoria della sinistra e, assieme, una seria continuazione dell'"agenda Monti" che, giustamente, sta tanto a cuore proprio a Scalfari. In caso contrario, rischiamo di trovarci con un Monti bis interpretato dalla destra (Montezemolo, Casini e il PDL di complemento), con il PD ridotto a briciole e all'opposizione. O Scalfari pensa che un governo di grande coalizione di 5 anni reggerebbe con Fassina, Damiano e Gasparri nella stessa compagine?

PS: Renzi non mi è molto simpatico, trovo che alcune sue posizioni siano opportuniste, e altre siano discutibili. Ma al punto in cui siamo, Renzi - sia per sue doti politiche, sia per una serie di fattori contingenti - è l'unico veicolo possibile per portarci fuori dal pantano del discredito della politica e dei partiti. Senza finire nel gorgo di Grillo, o nel ritorno di un qualche uomo della provvidenza a destra.


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9 dicembre 2010

Riflettere invece di tifare

Due personaggi, a livelli incomparabili di popolarità ed importanza, stanno stimolando l'atteggiamento tifoso degli utenti della rete e, anche, della sinistra vicina al PD: Assange e Renzi.
O si è contro, o si è pro. E, a quanto sembra, prevale il tifo pro Assange e quello contro Renzi. Si firmano appelli per la trasparenza assoluta facendo di Assange l'eroe del giorno. Si attacca ferocemente il supposto berlusconismo di Renzi.



In tutti e due i casi, sarebbe meglio provare a riflettere, piuttosto che continuare a tifare. Perché il tifo indistinto e senza riflessione ed approfondimento è proprio ciò che più amano i "poteri forti" che sarebbero, a sentir molti, i nemici di Assange e gli amici di Renzi.

Qui due post (e molti link) molto equilibrati su Assange.
Qui osservazioni acute sull'affaire Renzi/Berlusconi.


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7 dicembre 2010

Polpette per Renzi?

Questa è l’opinione di Cristiana Alicata.

E questa quella di Ivan Scalfarotto.

E infine, il buon Pippo.

L'interessato, poi, dice questo.

Io sono perplesso, ma in fondo credo che anche questa cosetta si perderà nel fluff mediatico. Se Matteo ha stoffa, non sarà questo che lo distruggerà. Se non ha stoffa, sarà solo un altro piccolo passo per evidenziarlo.


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3 novembre 2010

Ma mi volete proprio far diventare bersaniano?

Dopo l'ultimo post supponente di Pippo, mi viene voglia di diventare bersaniano.

Insomma, alla fin della fiera il PD sta mettendo in campo un vero programma, con proposte circostanziate. Alcune possono piacerci poco, e quindi discutiamo di quello, invece di continuare a far finta che il PD non ha proposte e che solo a Firenze finalmente usciranno dei contenuti (ma Renzi poi, non ha appena detto che i "rottamatori" non hanno alcun programma e dobbiamo farlo all'impronta durante la tre giorni di Firenze?). Poi c'è, indubbiamente, l'esigenza del ricambio generazionale e non solo. La regola dei tre mandati da rispettare. Il merito da far valere.
Ma davvero, a questo punto, spero che a Firenze il duo degli antipatizzanti a tutti i costi sia sommerso da una generazione di giovani militanti di partito che, comunque la pensino, siano (stati) bersaniani, lettiani, bindiani, veltroniani o chissà cosa, vogliano contribuire davvero alla ditta e non solo a rendere più visibile agli altri il proprio ombelico. Come ha detto bene Ivan:

La seconda condizione è che il ricambio abbia la capacità di permeare di sé l’intero partito prima e tutto il paese dopo. La scommessa di Firenze sarà stata vinta soltanto se l’iniziativa avrà la capacità di far emergere anche coloro che la pensano in modo diametralmente opposto, se da lì nascerà un movimento che ricompatti e valorizzi un’intera generazione.


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14 settembre 2010

In difesa dei giovani turchi?

Ormai c’è una generazione di sinistra superficiale che, alimentandosi della velocità internettara, è totalmente incapace di qualunque sforzo di approfondimento. Per costoro, un documento politico che richieda più di due minuti per essere letto è “una cosa anni ‘70”, una “palla”, e via andando.

Insomma, mi è toccato difendere il documento dei “giovani turchi” pubblicato da ilPost, sia nel metodo e sia, almeno in parte, nel merito. Perché la politica è anche approfondimento, riflessione e fatica, non solo declamazioni vaghe e possibilmente rapide. Questi i miei due commenti, sul Post e da Mantellini:

La cosa più triste sono molti dei commenti qui sopra. Quanta superficialità e quanto squallore. Criticare il contenuto, le interpretazioni della storia italiana recente proposti dal documento è lecito e e pure giusto – io trovo sballatissime alcune spiegazioni ed alcune posizioni politiche di quel documento. Ma limitarsi a dire che è “palloso”, “anni ‘70? ecc. non significa tanto fare gli snob, quanto rendere evidente che questa società internettara dei tempi rapidissimi e della disattenzione pretende sempre, dalla politica, risposte superficiali e rapide, senza profondità. Perché pretende di non faticare, di avere un bel menu di risposte facili facili, proposte da un leader carismatico che semplifica a dovere il messaggio. Salvo poi incazzarsi perché il programma è privo di contenuti. Salvo poi incazzarsi di nuovo perché il programma è troppo lungo, signora mia che fatica leggerlo. E poi di nuovo incazzarsi perché non ci sono i contenuti…. Per favore, proviamo a contestare nel merito le opinioni di questo documento, e magari tentiamo perfino di condividere ciò che in esso c’è di buono, invece di continuare nel giochino degli schieramenti a priori. I mediaticamente efficacissimi Renzi e Civati che idea hanno del “blocco sociale” di riferimento del PD? Che idea hanno della società e dell’individuo? Che idea hanno delle politiche della produttività e della redistribuzione della ricchezza? Mi piacerebbe saperlo, davvero. Mentre almeno leggendo questo documento so – e non condivido affatto tutto, ma almeno so – cosa ne pensano di queste cose assai importanti Gualtieri, Fassina, Orfini e compagni.


Da storico e feroce antidalemiano, vorrei far notare ai supponenti commentatori e anche all’autore del post che: 1) ha ragione sate, si tratta di un documento politico per politici 2) ogni tanto, servono anche i documenti politici per politici, perché una classe dirigente degna di questo nome ha bisogno di approfondimento e riflessione, non solo di propaganda e semplificazione 3) se vi affaticano 7 pagine ben strutturate, si vede che la disattenzione internettara - mai più di 2 minuti su una pagina - vi ha già travolto. Peggio per voi 4) @Toraldo: non è un doc antiberlusconiano, anzi lo è molto meno della classica vulgata moralistica sull’Italia strutturalmente ladra che gira in rete, nell’IdV e fra i grillini. E l’interpretazione che da, che è anche autocritica, non è affatto facilmente condivisibile da tutti.


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