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30 agosto 2008

Insensatezza

A quanto pare, Sarah Palin ritiene che trivellare le coste artiche per estrarre il più rapidamente possibile nuovo petrolio sia una buona idea per far fronte alla crisi energetica.
Sarà pure stata scelta, fondamentalmente, per tentare di rubare un po' di voti di donne pro Hillary a Obama. Ma dovrebbe bastare una simile posizione per far ricredere chiunque abbia un po' di senno.
Cercare petrolio di dubbia convenienza economica (troppo profondo, di cattiva qualità, da estrarre in condizioni proibitive), infischiandosene del fatto che ogni goccia di petrolio in più estratta è carbonio rilasciato e clima peggiorato, non è tanto una insensatezza perché mette in crisi qualche fondale, o disturba qualche orso polare. E' un'insensatezza perché è il contrario di ciò che serve e che conviene perfino per il famoso sviluppo economico cui tutti ossessivamente continuano a pensare come unico metro della realtà: un grande piano per la completa rottamazione del petrolio e la sua sostituzione entro pochi anni con fonti di energia rinnovabile. Che è il piano di Al Gore....

*****

Per chi vuole approfondire, Ugo Bardi ci racconta perché la risorsa petrolio non va proprio più sprecata, con un'insolito tono "parlato", ricordandoci che "Il petrolio è uno di noi".

*****

Il 4 settembre a Ferrara potrebbe essere interessante, fra le altre cose, capire perché l'informazione tutta, nel presentare la candidatura a vicepresidente della Palin, ha parlato sopratutto del suo passato di miss Alaska e ha comunicato quasi en passant le sue posizioni petrolifere.


29 agosto 2008

Links for 2008-08-29

Ecco qua una bella lista di cose da leggere in rete:
  • Il post di Luca sul modo di intendere la felicità, che, traendo spunto dai commenti a un precedente post, propone una geniale tabellina.
  • Tutte le ultime cose scritte da Ugo Bardi, a cui evidentemente il mese di agosto fa bene alla creatività. Le trovate qui, ma anche qui. Sono opinioni da discutere, e in particolare la sua visione dei commons non mi convince del tutto. Però la sintesi della storia del mondo in termini di EROEI, con ciò che comporta vedere le cose in quei termini, è davvero importante e dovrebbe far riflettere un po' tutti. Consiglio sopratutto il lungo ma illuminante post sulla spigolatura dei rifiuti: un approccio ahimé realistico ad un problema davvero strutturale della società industriale.
  • Il diario da Denver di Federica Mogherini. Si vede che è troppo coinvolta ed emozionata dalla situazione e da Obama, ma scriive molte cose interessanti anche per noi qui in Italia. Speriamo che la nuova (finta, a mio giudizio) guerra fredda non scateni i soliti riflessi condizionati guerrafondai e non faccai perdere all'America e al mondo l'occasione Obama...
  • Il post ispirato e triste di Umberto su uno dei miei film cult.
  • Pendodeliri che sintetizza l'inutilità della TV all'epoca della web TV, proprio nel giorno in cui a casa mia una piccola scheda USB Pinnacle attaccata a un portatile ha dimostrato di poter sostituire tutti i vari ammenicoli, decoder e compagnie cantanti.


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28 agosto 2008

Dovrebbe

La domanda è: finirà prima l'energia o cambierà prima il clima? Ossia, la terra sarà salva ma a prezzo della fine della civiltà industriale, oppure la civiltà industriale ha ancora abbastanza risorse energetiche da sfruttare al punto di far collassare il sistema terra?


Un partito politico che si rispetti dovrebbe offrire una risposta di speranza a questa drammatica domanda. Dovrebbe proporre soluzioni (una terza via fra medioevo di ritorno e distruzione del pianeta) e chiamare all'impegno. Dovrebbe reinterpretare tutta la sua politica alla luce di questo dilemma, dimostrando che, se si fa buona, rivoluzionaria e coraggiosa politica ambientale, a livello locale e a livello globale, quel dilemma diventa un falso dilemma. Dovrebbe lavorare per imporre il tema nell'agenda politica, invece di continuare a triturasi e a triturarci rincorrendo i temi della falsa riforma della giustizia, della sicurezza in chiave militare, del 5 in condotta... Dovrebbe.

*****

Il 4 settembre, alle 18, alla Festa Nazionale per l'Ambiente del Partito Democratico, a Ferrara, parteciperò ad una tavola rotonda con gente ben più competente di me. Chi si trova da quelle parti, farà una cosa bella a venire a trovarci.

Qui il programma dell'intera festa, qui la discussione sul tema sul ning del Circolo PD Obama, qui sotto il programma della Tavola rotonda.

NOTIZIE CHE NON LO SONO:

L' INFORMAZIONE AMBIENTALE AI TEMPI DEL WEB 2.0

Le tematiche ambientali sono affrontate sui principali media oscillando fra il terrorismo climatico e la totale sottovalutazione dei problemi. Spesso notizie o interi argomenti vengono completamente ignorati da televisioni e giornali. Su Internet, invece, anche in Italia, chi vuole può trovare informazioni complete ed aggiornate, ma bisogna sapere scremare.
Come può il PD portare alla luce queste tematiche e farle diventare materia di confronto politico?
a cura del circolo PD Obama e iMille
partecipano
Giuseppe Civati, consigliere regionale PD in Lombardia
Beppe Caravita, giornalista scientifico del Sole 24 Ore.
Terenzio Longobardi, ASPO Italia e Ecodem PD Pisa
Stefano Caserini, Politecnico di Milano
Corrado Truffi, blogger, Circolo Barack Obama e iMille
Lucio Scarpa, Circolo Barack Obama


25 agosto 2008

Non essere integrati senza essere apocalittici

Capisco il mio amico Ivan che augura ogni fortuna a Concita de Gregorio nuova direttrice de l'Unità. Capisco un po' meno Luca Sofri che ne approfitta per infilzare Furio Colombo. Soprattutto perché il timore di normalizzazione del giornale fondato da Antonio Gramsci, con tutta la fiducia per Concita, non è affatto campato in aria in questi tempi bui. Onestamente, l'ultimo editoriale di Furio Colombo, che starà pure diventando un vecchio trombone logorroico e apocalittico, contiene tuttavia un'analisi perfetta (e terribile) del deplorevole stato della nostra opposizione.

So per esperienza politica che bisogna guardare al futuro e trasmettere ottimismo e capacità di fare e risolvere, e che il puro antiberlusconismo non paga. So, insomma, che fare gli apocalittici non paga. E che forse questa è la colpa  e il limite vera di Padellaro e Colombo.

Però, non vorrei che per non fare gli apocalittici si finisse per fare gli integrati. Ecco, il mio augurio a Concita è di riuscire a fare un giornale che non sia apocalittico ma, per carità, che sopratutto sia niente affatto integrato.

Ecco qui di fila tutto l'articolo di Furio Colombo. Qualcuno mi spieghi dov'è l'errore...

L´opposizione

Furio Colombo


L´Unità cambia. Uno non può sapere che cosa viene dopo, ma questa è la normale condizione umana. Sappiamo quello che è successo prima, lo abbiamo letto nell´editoriale di Padellaro e nel comunicato dell´Editore.

Molti diranno grazie a Padellaro (io lo faccio di cuore) con l´amicizia solidale di tutti questi anni, da l´Unità morta alla sua clamorosa rinascita e tenuta, unica nella storia dell´editoria, unico il lavoro che Padellaro, prima insieme, poi da solo (e con tutta la redazione, la più straordinaria che avremmo mai sognato di trovare in un giornale che era stato dichiarato finito) ha saputo fare. E noi - Padellaro e io - siamo fra coloro che danno il benvenuto e un augurio davvero sentito al nuovo direttore Concita De Gregorio.

A coloro che, amando o stimando questo giornale, si domandano che cosa sta succedendo e perché, cerco di offrire una interpretazione che a me sembra corretta della vicenda: sono due storie diverse.

Una è l´arrivo di una nuova solida proprietà e l´arrivo, contestuale, della nuova direzione. Bene arrivata. L´altra è l´uscita di Antonio Padellaro, voluta come se fosse una necessità. Quale necessità? E motivata come? Qui c´è uno spazio vuoto. Il giornale non era in pericolo e non versa in cattive acque. La redazione è tutta al suo posto e lavora bene. C´è un grado di armonia e di solidarietà raro nei giornali italiani. Allora? Allora c´è tutto per far bene, passato, redazione, firme, rapporti internazionali. Abbiamo riaperto una storia che sembrava finita, abbiamo fatto diventare questo giornale un luogo piuttosto vivace.

Ripeto, i percorsi sono due, è bene non confonderli. Arriva un nuovo direttore e, garantisce il suo passato, farà bene. Ma quale è la ragione per cui è stato detto arrivederci e grazie al direttore che ha tenuto ben ferma in questi anni la rotta difficile e felice di questo giornale di opposizione? Non è rispettoso, e neppure ragionevole, immaginare che tutto ciò accada affinché il giornale non sia più di opposizione. E sarebbe altrettanto azzardato affermare che farà una opposizione diversa. Quante opposizioni ci sono?

Ma se qualcuna di queste ombre avesse anche una minima consistenza, come non nutrire il sospetto (vedete come è mite la parola) che alcuni di noi siano parte del problema, e non della soluzione del problema, se il problema è davvero l´opposizione?

C´è un´altra questione. Berlusconi e il suo potere mediatico totalitario sono sempre sul fondo di ogni questione italiana, specialmente se riguarda l´informazione. Però non è Berlusconi ad aver detto «grazie, Padellaro, va bene così». E anche «grazie, Unità, ma sempre la stessa musica ci ha stufato». Mi sembra più ragionevole pensare che tutto ciò sia nato nell´ambito del Partito Democratico. Si sentiva sfasato rispetto all´Unità (o, viceversa, «un giornale che non ci rappresenta»)? Se è così il problema che ha di fronte a sé il nuovo direttore non è facilissimo: fare una cosa che non è il Foglio, che non è il Riformista, che non è Europa, che non è l´Unità di adesso, e, ovviamente, non è né il manifestoLiberazione. Auguri, davvero.

Ma se è così, resta da spiegare tutto questo silenzio nell'ambito del Pd. Quale sarà stata la ragione, discrezione, cautela, segretezza, a consigliare di non dire una sola parola ad alcuno degli interessati, compresi quelli che, come me, sono lì a un passo, in Parlamento?

Come vedete, nessuna di queste questioni riguarda la persona cui tocca il nuovo mandato. Ma se questo fosse un giornale a fumetti, si vedrebbe un fumetto grande come una casa con un vistoso punto interrogativo sulla testa. Spiace non sapere dove indirizzare la domanda. Ma più ci si pensa e più sei costretto a inquadrarla dentro la storia del Pd (anche il Pd comincia ad avere una storia), non dell´editore.

Forse uno spunto di ottimismo potrebbe essere questo: finalmente il Pd comincia a prendere decisioni. Forse non è la prima decisione che dodici milioni di italiani che hanno votato centrosinistra si aspettavano, mandare a casa Padellaro, e con lui, fatalmente, qualche firma della Unità rinata, della serie rifondata dopo la fondazione di Gramsci. A questo punto non resta che vedere come la situazione si ambienterà con le altre decisioni del prossimo futuro. Qual è la linea del più grande partito di opposizione che più si armonizza con questo deliberato e netto gesto di «discontinuità» (per usare una delle parole chiave della politica. L´altra sarebbe, se Padellaro ed io parlassimo politichese, chiederci - come Chiamparino - "ma noi siamo una risorsa?")?

* * *


Certo il momento è strano. Ti muovi in un paesaggio da fantascienza popolato di mutanti. A Milano il più importante simbolo istituzionale del Pd, il presidente della Provincia Penati, improvvisamente dichiara: «Con la Lega Nord è possibile fare un lavoro importante per Milano». E noi che pensavamo che la Lega Nord fosse impegnata soprattutto a sfrattare le Moschee e a proibire luoghi di preghiera per gli immigrati islamici. A Firenze la prima Festa Nazionale del Partito Democratico è dedicata a Bossi, Tremonti, Bondi, Fini, Matteoli, Frattini, Maroni. Praticamente tutto il governo che già domina tutte le televisioni. Prima di giudicare il senso politico c´è da domandarsi, in senso elementare e prepolitico: perché? Una Festa di partito costa, e costa ancora di più per un partito lontano dal potere e dai benefici del potere. Perché il nostro ospite d´onore deve essere Bossi, invece del giovane angolano picchiato a sangue da un branco di ragazzi italiani a Genova? Perché dobbiamo festeggiare Tremonti invece di ascoltare il macchinista delle Ferrovie dello Stato licenziato per avere fatto sapere che il treno Eurostar che stava manovrando, si è spezzato (e per fortuna non c´erano passeggeri)? Perché invitare Maroni invece di Xavian Santino Spinelli, il Rom italiano docente universitario, che rappresenta la sua gente (dunque anche la nostra: i Rom sono in buona parte italiani), ma rappresenta soprattutto i bambini forzati al trauma delle impronte digitali? Perché tutti in piedi per Frattini invece di accogliere cittadini osseti e georgiani, testimoni di una breve, sporca guerra di cui ancora sappiamo nulla, se non che uno dei protagonisti spietati, Putin è il miglior amico di Berlusconi ? Perché avere sul palco Matteoli invece dei lavoratori dell´Alitalia, che avrebbero dato voce alla paura del loro futuro, reso ormai quasi impossibile dalla falsa promessa (capitali italiani, forse anche capitali dei suoi figli) del candidato Berlusconi?

Ma la danza dei mutanti continua. Mi devo rendere conto che il maggiore partito di opposizione, di cui sono parte, produce tutto in casa, con una autonomia che sarebbe sorprendente se non fosse come un autobus che salta la fermata lasciando a terra la folla dei viaggiatori in attesa. Il più grande partito di opposizione produce da solo il dialogo, benché Berlusconi attraversi la scena pronunciando frasi altezzose e insultanti. Benché alzi ogni giorno il prezzo di un ambito contatto con lui. Il Pd produce da solo una cordiale collaborazione con la Lega, nonostante la caccia agli immigrati, il reato di clandestinità, le botte ai «negri», l´orina di maiale (iniziativa di Calderoli) sul terreno in cui si doveva costruire una Moschea, la proclamazione fatta da Borghezio - in occasione delle Olimpiadi - della superiorità della razza padana (parlava della nuotatrice Pellegrini come di una mucca). Invita e festeggia Bossi proprio quando lui dice (ripetendo con sempre maggiore frequenza la minaccia): «O si fa il federalismo come dico io o il popolo passerà alla maniere spicce».

Produce da solo una certa ostilità verso giudici, una denuncia quasi quotidiana del «giustizialismo» (sarebbero coloro che sostengono il diritto dei giudici di non essere insultati e di non essere costretti al silenzio). Dice Luciano Violante a La Stampa (22 agosto) che i magistrati «conducono una battaglia di solo potere». Sono gli stessi magistrati definiti «dementi» dal primo governo Berlusconi e «cloaca» dal presente titolare di Palazzo Chigi. Ma a quanto pare la volontà di dialogo supera questi dettagli. Si forma una cultura che trova normale lo «stato di emergenza» che ha indotto a far presidiare le strade delle città italiane dai soldati come se fossero in Pakistan, trova normale che Berlusconi si vanti di avere parlato 40 minuti con Putin senza far sapere al Paese o almeno al Parlamento una sola parola di quel suo dialogo (finalmente dialoga con qualcuno). E trova normale che - mentre scoppia la guerra in Georgia che potrebbe contrapporre Stati Uniti e Russia, Nato e impero di Putin (e di Sardegna)- il ministro degli Esteri resti in vacanza mentre i suoi colleghi europei si incontrano in una riunione di emergenza. O forse è stato un grande, scoperto favore all´ amico Putin (dimostrare che la crisi non era così grave), tanto e vero che il ministro Frattini riferirà al Parlamento (Commissioni estere Camera e Senato) soltanto il 24 agosto, dopo avere partecipato alla Festa del Partito democratico come ospite d´onore. Si forma una cultura, abbiamo detto, fatta di buone maniere e di acquiescenza al governo, sia pubblico (Berlusconi) che privato (Mediaset).

Questo spiega la necessità che sia Enrico Mentana a intervistare Veltroni in un grande incontro finale a conclusione della Festa del Pd. E spiega l´annuncio di Lilli Gruber, deputata europea di primo piano e importante giornalista italiana: sarà Berlusconi a scrivere la prefazione del suo nuovo libro sulle donne dell´Islam. Chi altro? Con l´aria che tira è già una conquista democratica che quella prefazione non sia stata commissionata a Borghezio.

* * *


Mi ha colpito la notizia che alla Festa del Partito democratico di Firenze ci saranno collegamenti con la «Convention» del Partito Democratico americano di Denver. Spero che spiegheranno perché, a quella festosa assemblea di militanti politici di opposizione, non sia stato invitato e applaudito e festeggiato, per un bel dialogo, il vicepresidente Cheney, l´uomo delle false prove della guerra in Iraq. O qualche "neo-con" di rilievo, di quelli che amano Guantanamo e le maniere forti.

Qualcuno - spero - spiegherà che gli americani, nel loro Partito Democratico, sono un po´ più rozzi degli italiani: quando fanno opposizione, fanno opposizione. E quando vogliono essere eletti contro qualcuno che - secondo loro - ha fatto danno al Paese, prendono le distanze, dicono cose diverse, invitano e ascoltano le loro migliori voci, quelle più vibranti e appassionate, non quelle dei Repubblicani che intendono sconfiggere.

Inoltre sanno - ma forse anche questo è un segno della loro cultura elementare - che i loro leader non si fanno intervistare dai giornalisti della Fox Television, alcuni bravissimi ma tutti di destra. In tanti vanno alla convenzione democratica, scrittori, registi, celebrità delle grandi università e dello spettacolo. Ma sono tutti testardamente democratici. Vanno tutti per parlare di pace, non di guerra, di poveri, non di ricchi, di affamati del mondo e di crisi del pianeta, di bambini da salvare e di medicine salva-vita di cui bisogna abbattere i prezzi. Certo, l´ America non è un Paese perfetto. Anche là ci sono tanti Giovanardi e tante Gelmini. Ma (a differenza di quanto avviene nell´altra festa del Pd italiano, quella di Modena) i democratici americani non li invitano. Saranno primitivi ma (se starà bene) vogliono Ted Kennedy. E se Ted Kennedy starà bene dirà tutto quello che pensa con l´irruenza che l´America democratica ammira da mezzo secolo, e che da noi si chiama "politica urlata" e irrita molto persino Ritanna Armeni, ma solo se è "politica urlata" di sinistra.

* * *


Ecco le ragioni del mio disorientamento nel Partito Democratico che ho contribuito a creare partecipando anche alle primarie («Sinistra per Veltroni») e nel quale adesso non so dove mettermi, perché ogni spazio è occupata da un ministro ombra che intrattiene la sua educata, amichevole conversazione col ministro-ministro. Ognuno di essi (i ministri-ministri) è occupato a prendere impronte, a presidiare le strade italiane con l´esercito, a insultare i giudici. Ma comunque appaiono come statisti mai smentiti e sempre in grado di incassare apprezzamenti (oltre che inviti alle nostre Feste) e di dire l´ultima parola in ogni radio e in ogni televisione. La descrizione perfetta è di Nadia Urbinati (la Repubblica, 20 agosto) «Questa Italia assomiglia a una grande caserma, docile, assuefatta, mansueta. Che si tratti di persone di destra o di sinistra, la musica non sembra purtroppo cambiare: addomesticati a pensare in un modo che sembra diventato naturale come l´aria che respiriamo. Come bambini siamo fatto oggetto della cura di chi ci amministra. E come bambini bene addomesticati diventiamo così mansueti da non sentire più il peso del potere. È come se, dopo anni di allenamento televisivo, siamo mutati nel temperamento e possiamo fare senza sforzo quello che, in condizione di spontanea libertà, sarebbe semplicemente un insopportabile giogo».

Quanto sia esatto ciò che scrive Urbinati lo dimostra questa e-mail appena ricevuta: «Attento, alla sua età è pericoloso agitarsi. Ma comunque la sua perdita nessuno la noterebbe, insignificante comunista. Si spenga serenamente come giornalista e scribacchino. L´umanità e l´Unità le saranno grate eternamente».

Curiosamente la e-mail mi è giunta mentre una collega - che preparava un pezzo sul cambiamento in questo giornale -, mi chiedeva: «Ma temi la normalizzazione de l´Unità?».

La mia risposta meravigliata è stata che a me questa Unità appare un giornale normale. Un normale, intransigente, preciso giornale di opposizione. La storia del suo e del nostro futuro è tutta qui, fra questa «normalità», la descrizione di Nadia Urbinati e la e-mail che ho trascritto e che offre una bella testimonianza del ferreo contenitore culturale in cui ci hanno indotti a vivere. Non resta che attendere il nuovo giornale.




21 agosto 2008

La bellezza e la diseguaglianza

Qualche tempo fa sono stato alla Galleria Doria Pamphili. Un concentrato di bellezza, bellezza nel palazzo, nell'architettura della galleria, nei quadri raccolti, bellezza perfino nella voce un po' pastosa del conte Pamphili che, in prima persona, racconta nell'audioguida come e perché una sua illustre antenata abbia raccolto tante ricchezze. Perché era  ricca, cattiva, feroce e ingiusta, ma curiosa del bello.



Se non ci fosse stata diseguaglianza, se non ci fossero stati ricchi che potevano disporre di imponenti surplus di risorse, tanto da dedicarne un po' al culto della bellezza e non solo a quello del potere e delle armi, avremmo ben pochi capolavori d'arte.

Eppure, in questo mondo dove la diseguaglianza sta tornando a livelli moralmente del tutto insopportabili, e dove i ricchi usano il proprio surplus per comprare squadre di calcio piuttosto che per fare i mecenati d'arte, sarebbe bello poter trovare un buon compromesso.

Insomma, la storia dell'arte, dell'invenzione umana ci dice che perseguire un'uguaglianza di stile sovietico è una deprimente idiozia. Ma ci dice anche che la troppa diseguaglianza è una deprimente volgarità, che finisce per distruggere anche la bellezza.


21 agosto 2008

Notizie buone e notizie cattive

Prima la notizia cattiva. L'astuzia della storia ci consegna una facile vittoria per McCain, regalata dalle abili manovre della Rice in Georgia e in Polonia, e dall'oggettivo interesse degli imperialisti russi ad avere al governo USA una destra simile a se stessi. Perché è meglio avere un "nemico" con cui si possono fare buoni affari, che un "amico" intento a curarsi le ferite e a redistribuire un po' il reddito...
Insomma, credevamo che sarebbe servita una guerra in Iran per mantenere in sella i repubblicani e il complesso militare-industriale-petrolifero, e invece è bastata la Georgia.



Poi la notizia buona. La Germania si appresta a varare una legge per limitare la libertà di movimento dei capitali, con riferimento ai fondi sovrani. E chiede una regolamentazione europea.
In breve, finalmente si vede la necessaria inversione di tendenza rispetto al male di fondo che caratterizza il mondo dalla rottura degli accordi di Bretton Woods in poi: la liberalizzazione ideologica e senza freni dei movimenti di capitale, la privatizzazione e deregolazione del mondo.
In un giorno in cui gli effetti dell'eccesso di deregolazione si vedono plasticamente e tragicamente a Madrid, è un piccolo segnale di speranza.


2 agosto 2008

Libri che spiegano il mondo

Se si vuole capire cos'è il nostro mondo, questi quattro libri sono necessari e sufficienti:
Fernand Braudel, Civiltà materiale e capitalismo
Karl Polanyi, La grande trasformazione
Giorgio Ruffolo, Il capitalismo ha i secoli contati
Jared Diamond, Armi, acciaio e malattie

Due altri libri, però, potrebbero servire per allontanarsi un po' dal materialismo e capire come si sono costruite le strutture mentali e il funzionamento delle relazioni sociali nel nostro occidente:
Jacques Le Goff, La nascita del purgatorio
Honorè de Balzac, Illusioni perdute

Se si vuole andare più in dettaglio, navigando verso il presente tecnologico, o tentando di capire la globalizzazione finanziaria, o immaginando i futuri possibili, o tentando di ricostruire cosa sono l'Europa e l'America, allora è necessario leggere anche questi:
Luca De Biase, Economia della felicità
Silvano Andriani, L'ascesa della finanza
Jacques Attali, Breve storia del futuro
Jacques Attali, Karl Marx, ovvero lo spirito del mondo
George Steiner, Una certa idea di Europa
Emmanuel Todd, Dopo l'impero

Se si vuole capire il senso della macchina economica capitalista, basta leggere:
Pierangelo Gargenani, Valore e domanda effettiva
Pierangelo Garegnani, Marx e gli economisti classici
Joseph Stiglitz, La globalizzazione e i suoi oppositori
Amartya Sen, Lo sviluppo è libertà

Se poi si volesse provare a immaginare come cambiare il mondo, oltre agli spunti un po' vaghi sparsi nel libro di Ruffolo e in quello di Attali, si deve leggere questo libretto pragmatico, che è un programma politico di raro realismo che nessuno, tuttavia, sembra riuscire a cogliere:

Peter Barnes, Capitalismo 3.0

E fatta questa mia personalissima lista di capolavori, saluto tutti. Il blog chiude per una breve vacanza, e tornerà attorno al 20 agosto. Buone cose.


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