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appunti sicuramente utili a me, a volte anche agli altri, |
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Diario
11 luglio 2008
Pentangling
Dopo quarant'anni dal primo disco, il modo di suonare e di porgere i
brani di questi cinque vecchi ragazzi, ormai tutti ben oltre la
sessantina, è solo lievemente cambiato. E, sebbene si tratti ora, in un
certo senso, di accademia e non ci sia più l'esplosione di creatività
degli anni fra il '68 e il '72, ascoltare il loro concerto al Lyceum Theatre di Londra è davvero una bella esperienza.
Molti
brani sono eseguiti in modo appena più lento e cadenzato, e la sezione
ritmica dei fantastici Danny Thompson e Terry Cox assume a volte tratti
vagamente ipnotici. La voce di Bert Jansch, nella prima
parte del concerto, non funziona proprio a dovere. Ma ogni volta che
cala o che ha un'incertezza, Bert ha un tale mestiere che trova sempre
il modo di modificare il tono, cambiare il modo di porgere la canzone.
Nella seconda parte, la perfetta ed intensa esecuzione di un capolavoro
come The snows basta e avanza per far dimenticare quelle incertezze.
Jacqui
McShee dimostra che quarant'anni possono scurire leggermente una voce,
ma non impediscono ad una grande cantante di stregare il pubblico con
il consueto tono caldo e vellutato e la capacità interpretativa.
Col senno di poi, mi risulta chiaro che l'impasto sonoro del quintetto
è davvero diverso e superiore non tanto e non solo per il virtuosismo
solista della chitarra di John Renbourn, o per il solido accompagnamento
di quella di Bert Jasch, quanto grazie al contrabbasso di Danny
Thompson, che guida, sottolinea, chiosa, rafforza, commenta la voce di
Jacqui, interrompe il flusso melodico o lo rinnova.
 Il Lyceum Theatre
è vecchiotto, sedie rosse dall'odore di velluto muffito. Il teatro è
pieno e, guardandomi intorno, noto un bel mix di persone.
Prevedibilmente, prevale un pubblico di età comparabile ai cinque
adorabili vecchietti sul palco, ma non mancano affatto schiere
abbastanza nutrite di giovani, alcuni dei quali addobbati in perfetto
stile sixties. E' chiaro che qui a Londra esiste una nicchia di
appassionati del genere. Inclusi perfino alcuni italiani di Londra...
 Il genere. E' un genere? Retrospettivamente, la qualità sonora ed
emotiva di questa musica, il mix che oggi si definirebbe quasi da world music, fra jazz, blues,
folk, e tanto altro, mi sembra davvero, a distanza di quarant'anni, di
molto superiore a tanta altra musica. Retrospettivamente, i Pentangle
emergono come un gruppo davvero colossale, un concentrato di
creatività, qualità tecnica, passione e poesia. Eppure, la
parabola del gruppo si è svolta tutta nell'arco di quattro anni
talmente creativi per la musica pop mondiale, da passare - allora -
quasi inosservata. Anche allora, appunto, limitata ad una nicchia. Gli
album più importanti del progressive inglese (King Crimson, Van Deer
Graaf,...) sono tutti di quegli anni. Lo stesso si può dire del meglio
della west coast, dai Jefferson a CSN&Y. E poi i Doors, Jimi
Hendrix, Janis Joplin, tutti i possibili mostri sacri, hanno fatto il
massimo proprio fra '68 e '72. Poi, dice che uno finisce per essere nostalgico.... Tento di ricostruire come ho conosciuto i Pentangle, qui in Italia mai
trasmessi dalle radio, mai diffusi nei circuiti normali della musica.
Le date si confondono, dovrei trovare qualche riscontro che non ho. A
occhio, la mia scoperta di quella mirabile musica è certamente tardiva,
di qualche tempo successiva allo scioglimento del gruppo. La mia
scoperta dei Pentangle è infatti di almeno due o tre anni successiva
alla mia scoperta del jazz, avvenuta più o meno a metà del Liceo,
quindi attorno al 1974. E' probabile che la fonte informativa sia stata
una qualche recensione su Suono Stereo. Quel che ricordo è che nel
gruppo di appassionati di musica folk inglese (e praticanti musica
rinascimentale e barocca) che frequentavo all'epoca, andavano per la
maggiore i Fairport Convention e l'unico disco gettonato dei Pentangle
era Solomon's Seals. Io, invece, folgorato da Basket of Light e, poi, da Reflection, peroravo la causa dei Pentangle e coglievo ogni occasione per farli ascoltare agli amici.
Ricordo
anche un concerto dei Pentangle in un teatro tenda a Roma, con la
platea semivuota e Danny Thompson che usava un improbabile contrabbasso
elettrico. Credo si trattasse già della formazione senza John Renbourn,
quella del disco Open the Door, inizio anni '80. Un concerto breve,
piuttosto freddo, con cattiva acustica e pubblico poco ricettivo, con
noi piccolo gruppetto di appassionati che tentavamo invano di scaldare
gli animi, e i Pentangle con l'aria di dire "ma come diavolo ci siamo
finiti qui?".
Insomma, una mezza delusione,
anche se ricordo benissimo la solita precisione esecutiva e le voci
sempre bellissime. Una mezza delusione totalmente compensata dal
bellissimo concerto di lunedì. Perché nel 1968 alla Royal Festival Hall
non c'ero - ero a Roma, e comunque avevo 11 anni...- Ma lunedì è un po'
come se avessi celebrato anch'io quel lontano concerto e quel periodo.
Pentangle
Folk
Jazz
Lyceum Theatre
| inviato da corradoinblog il 11/7/2008 alle 23:49 | |
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