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Politicamente ed umanamente

Ieri sera, avuta la notizia che Pietro Ichino ha deciso di candidarsi nella lista Monti e quindi abbandonare il Partito Democratico, gli ho scritto di getto questa lettera:


Caro professore, questa volta ritengo che lei stia facendo un grave errore politico ed anche un danno alla causa cui sta lavorando di una seria riforma del lavoro. Capisco che non sia facile sopportare il trattamento che ultimamente le ha fatto il PD e capisco che possa sperare (io dico illudersi) che un governo centrista ispirato all'agenda Monti sia in grado di fare quella riforma. Ma la verità è che il suo gesto contribuirà a mettere all'angolo i riformisti del PD, a schiacciarlo ancor più sulle posizioni della FIOM, con la conseguenza che una vittoria del PD sarà una sua sconfitta. Mentre un (improbabile) vittoria dei centristi non sarà una sua vittoria perché Casini, Montezemolo e compagni, rappresentando anche e sopratutto il padronato italiano, si guarderanno bene dal fare tutta la riforma che lei ha ideato perché, come lei ben sa, le sue sono proposte assai di sinistra, per la responsabilità che danno alle imprese e i costi finanziari necessari per lo Stato. Infine, la prego di leggere cosa molto giustamente scrive Ivan Scalfarotto sul suo blog, e, se possibile, di ripensare a una scelta troppo precipitosa.
Oggi scopro che Ichino in realtà ha lavorato direttamente alla stesura dell'Agenda Monti, che del resto a una prima lettura ha notevoli assonanze (ma non le essenziali, ahimè) con il programma di Renzi cui pure Ichino aveva lavorato.

Umanamente, capisco il Prof. Ichino. Lo capisco perché durante la campagna delle primarie per il candidato alla presidenza del consiglio del centrosinistra, Ichino forse più dello stesso Renzi è stato sistematicamente e violentemente insultato, trattato come traditore e come uomo di destra. Con una violenza verbale che chi frequenta i social network non fa fatica a riconoscere come diretta filiazione di certi comportamenti orrendi del vecchio comunismo frazionista. Quello che portava ogni gruppuscolo a decidere qual'era l'unica linea consentita e ad espellere da se chiunque osasse differenziarsi anche pochissimo. E del resto anche in queste ore pre-natalizie ho già visto in giro numerosi commenti molto soddisfatti dell'uscita di Ichino, e ancora una volta piuttosto volgari nei suoi riguardi. La sindrome del "pochi ma buoni" che ormai caratterizza una vasta parte dei militanti del PD ha reso davvero difficile la permanenza nel PD di una persona libera come Ichino.

Politicamente, tuttavia, continuo a credere che Pietro Ichino - e tutti quelli che lo seguiranno - stia facendo un grosso errore. Come ha scritto benissimo Ivan Scalfarotto. Anche perché oggettivamente la sua iniziativa mette in grande difficoltà tutti noi che abbiamo sostenuto Renzi e che vorremmo continuare ad avere uno spazio possibile nel Partito Democratico. Perché riteniamo che solo da sinistra - una sinistra moderna e riformatrice, non l'insopportabile demagogica mappazza che ogni tanto emerge - sia possibile salvare l'Europa. 

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Mi fermo qui che è Natale. La prossima puntata, che sarà un'analisi attenta dell'Agenda Monti, spiegherà perché quell'Agenda, pur avendo moltissimi aspetti molto positivi (e anche piuttosto sorprendentemente "di sinistra", mi sia consentito dire) manca dell'essenziale, sull'Europa, sui diritti, sulla crescita. Un essenziale che in buona parte c'era nel programma di Renzi. E che può essere realizzato solo se a guidare il governo c'è la sinistra e non uno strano centro che imbarca personaggi ambigui come Frattini o Cazzola, per non dir dell'inossidabile Casini.

a presto....

Pubblicato il 24/12/2012 alle 12.44 nella rubrica Politiche.

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